Dopo l’adorato latte, finalmente il cibo.

Dopo l’adorato latte, finalmente il cibo.

Al compimento del 6’ mese in genere i pediatri sono unanimi nel cominciare lo svezzamento e quindi l’introduzione di cibi solidi, cominciando dal pasto per poi passare anche alla cena ed infine alla colazione quando anche il bambino allattato al seno comincia ad eliminare il latte materno.

 

Bene, si comincia lo svezzamento? Care mamme siete pronte?

Spesso le mamme sono timorose non tanto della pratica delle pappette, che dopo qualche prova si diventa esperte, ma delle reazioni del loro bambino. Mangerà? Gliene darò abbastanza? O troppo? Farà i capricci? Come capirò che faccio bene?

 

Dopo i 18 mesi i bambini tendono a rifiutare certi cibi, un mese le verdure, un altro la carne etc. o a fare “dispetti” o comunque tendono ad assumere un atteggiamento oppositivo perché sta dimostrando di avere bisogno di controllare la situazione, di desiderare la sensazione di decidere cosa mangiare. Il bambino in questa fase è alla RICERCA DEI LIMITI VOLENDO SEMPRE CIO’ CHE NON E’ PRONTO ma non bisogna cedere alle richieste, ed è importante non cedere, perché nel gioco a tavola subentra in realtà l’instaurarsi del rapporto ben più ampio genitore/figlio: se stiamo al suo gioco cominciamo fin da subito a non basare il rapporto su limiti e autorevolezza solidi ma lasceremo a nostro figlio la responsabilità di farlo con tutte le conseguenze pesanti che comporta.

 

Cibi, alimentazione sana, gusto e sapore sono argomenti spesso trattati dagli esperti. Nutrizionisti, medici e dietisti si sono uniti a psicologi, sociologi, insegnanti e cuochi perché l’alimentazione ha sia una dimensione NUTRITIVA fatta di nutrimenti (vitamine, proteine, carboidrati etc.) ma anche RELAZIONALE perché l’Alimentazione ci porta inevitabilmente a rapportarsi con le persone che si prendono cura di noi o che condividono con noi il pasto.

Tanto è importante una consapevolezza nutrizionale per mangiare in modo sano, tanto è importante un rapporto sereno e positivo con il cibo e le persone che condividono il nostro pasto affinchè questo cibo riesca a svolgere le sue funzioni positive di benessere.

Vorrei concentrarmi su quella RELAZIONALE perché per me è il punto di partenza, se non abbiamo un buon rapporto con il cibo e con la persona che si occupa del nostro cibo…perde di valore la conoscenza di ciò che mangiamo!

 

Tanto più investiamo energie fin dall’inizio con i nostri bambini per evitare situazioni spiacevoli a tavola tanto più raccoglieremo risultati quando saranno adolescenti. Investire significa innanzitutto NON CEDERE AI MEZZI PIU’ IMMEDIATI COME QUELLO DI USARE IL CIBO COME RICATTO (se ti comporti bene poi mangi il dolce, se mangi il pesce poi avrai il gelato), il cibo cioè non deve diventare un mezzo di potere perché se questo insegniamo poi saranno i nostri figli a farlo con noi attraverso patologie quali bulimia e anoressia.

Anche le scuole da alcuni anni hanno compreso l’importanza dell’alimentazione, identificando nella pausa pranzo un importante momento educativo. Così come si sta diffondendo l’importanza del momento a tavola in famiglia almeno una volta al giorno.

Una cosa è certa…il momento a tavola in cui si ritrova la famiglia è lo specchio delle dinamiche familiari di quella famiglia.

In tanti anni di lavoro ho raggiunto la consapevolezza che “quel” momento è rappresentativo dei successi ma anche delle fatiche che i vari componenti presentano nella relazione: spesso si osserva che come il genitore ed il figlio gestiscono il proprio disagio a tavola così lo fanno in tutte le altre situazioni. Se esistono malesseri è nel momento del pasto che emergono ed è per questo che è da qui che spesso dobbiamo partire per favorire il cambiamento.

 

Imparare a “mangiare bene” significa imparare a vivere bene…con gioia, serenità, pienezza, gusto ed educazione.

 

Che cos’è una sana e buona alimentazione per un bambino?

E’ quel cibo che mangia con piacere e che digerisce facilmente, preparato con cura (che non richiede necessariamente tanto tempo), utilizzando ingredienti freschi e di buona qualità.

 

Quando i bambini crescono e cioè dopo i 10 mesi di vita circa è bene che abbiano nel piatto quello che mangiano gli adulti, cercando di venirsi incontro per qualche tempo per mangiare cose “abbastanza” morbide.

 

Le sfide che i genitori spesso si trovano ad affrontare a tavola con i propri figli sono tante. I temi su cui ci confronta con i miei pazienti sono del tipo:

Aiuto mio figlio non mangia!,

Mio figlio mangia sempre le stesse cose!,

Mio figlio non mangia le verdure, è schizzinoso!,

I nonni lo straviziano!,

Il mio ex gli fa mangiare solo hamburger e patatine!,

Mangia solo davanti alla televisione!,

Mio figlio grande vuole mangiare solo le pappette del fratellino!,

Non sta mai seduto a tavola! Etc..

 

Ciò che è importante e che deve guidare sempre il genitore è questa responsabilità: I GENITORI DEVONO PRENDERE LE DECISIONI SU COSA MANGIA IL FIGLIO.

 

Chiedere ai bambini “di cosa hanno voglia per colazione o cena” non significa far loro decidere cosa preparare ma significa mostrare interesse per le loro opinioni, di cui terremo conto se possiamo ora sennò un’altra volta e non va fatto sempre.

Qualsiasi bambino sano si batte per ottenere quello di cui ha voglia. E’ una competenza che deve sviluppare e che gli servirà nella vita. Questo sviluppo procederà in modo sano se troverà come controparte degli adulti responsabili che lo prendono sul serio senza necessariamente dargli ragione. Se i genitori si arrendono il bambino tenderà a diventare centrato su se stesso, prepotente, fondamentalmente insicuro.

 

Il bambino da accentratore di attenzioni quando è neonato (che porta il genitore ha reagire con immediatezza “ha fame mollo tutto e lo nutro”) scoprirà piano piano quando anche lui si siederà a tavola sul seggiolone

SI POSSONO ESPRIMERE LE PROPRIE ESIGENZE E SI PUO’ CHIEDERE QUELLO CHE SI DESIDERA, MA NON SEMPRE LO SI PUO’ OTTENERE…E CHE E’ NORMALE ARRABBIARSI!

 

I bambini che sviluppano un rapporto poco sereno con il cibo, condizionato dai propri aspetti emotivi, possono manifestare due reazioni: mangiare poco o mangiare troppo. Come spesso ricordano i pediatri, alle mamme o alle nonne, il problema non sono i bimbi magri ma quelli grassi, in sovrappeso.

Il problema sovrappeso e obesità infantile, emergenza e problematica grave sempre più diffusa in Europa di cui l’Italia è al primo posto!, può manifestarsi anche precocemente e spesso il pediatra se ne accorge per caso perché c’è spesso da parte della famiglia un rifiuto della diagnosi. E’ tuttavia importante far capire la situazione ai genitori per intervenire precocemente ed evitare che aggravandosi porti a gravi e irreversibili conseguenze fisiche e psicologiche.

 

Aiutiamoci noi genitori per aiutare i nostri figli ad avere una corretta educazione alimentare e un sano oltre che sereno rapporto con il cibo che li accompagni per tutta la vita…

 

MANGIARE BENE E CON GUSTO E’ UN REQUISITO FONDAMENTALE PER VIVERE BENE E A LUNGO!

 

Dr.ssa Emanuela Iappini



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